domenica 20 luglio 2014

Con disciplina ed onore

In questi giorni vedo l'affannarsi di molti a dibattere della sentenza di appello del processo Ruby.
C'è che dice è una sentenza che riabilita Silvio Berlusconi, chi dice "le sentenze non si criticano, si accettano". Altri leggono in questa assoluzione complotti politici di tutti i tipi. Altri ancora immaginano che la sentenza sia frutto dell'influenza dei . C'è che si perde in interminabili commenti per dimostrare l'innocenza o la colpevolezza di Berlusconi.
Io credo che a parlare siano i fatti:
Ruby era minorenne e nipote di Mubarack.
Silvio Berlusconi, nel suo ruolo di presidente del consiglio, è stato male informato sulla parentela e sull'età della ragazza, con la quale si è intrattenuto simpaticamente qualche sera ad Arcore, ha quindi chiamato la questura senza alcuna richiesta impositiva ma solo per impedire un incidente diplomatico.
Ricordo che questa tesi ha ricevuto l'imprimatur di un voto alla camera.
In un articolo del Corriere della sera di Luigi Ferrarella si legge: "I giudici milanesi assolvono dall’accusa di prostituzione minorile Berlusconi "perché il fatto non costituisce reato", cioè perché nell’imputato mancava l’elemento psicologico che trasforma una condotta (pur verificatasi) in un illecito penale, in questo caso la consapevolezza che la ragazza fosse minorenne. 
Per quanto riguarda la concussione, reato del pubblico ufficiale che abusa della sua qualità per costringere qualcuno a dargli indebitamente una utilità Berlusconi è stato assolto con la formula «perché il fatto non sussiste»". 
Questo dicono i fatti e i giudici ci dicono che non sono penalmente rilevanti. 
Permettetemi solo la citazione dell'art. 54 della nostra Costituzione: "I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore".

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