mercoledì 6 luglio 2016

Italia crassa ignoranza

In Italia vi sono due generi di recessioni: quella economica (sempre in agguato) e quella culturale. A questo proposito, è illuminante riflettere sui dati contenuti nell’ultimo annuario statistico dell’Istat uscito lo scorso gennaio. Questa sera, nel leggerlo, sono rimasto scioccato. Oltre la metà della popolazione nostrana nel 2015 non ha mai sfogliato un quotidiano e sei persone su dieci non hanno letto nemmeno un libro. Il 68,3% non ha visitato musei. 
Quasi il 60% usa pc e internet. L’88,3% degli italiani l’anno scorso non è andato ad un concerto di musica classica (il 78,8% ha disertato anche i concerti di musica moderna o contemporanea), e quasi l’80% non è stato a teatro. Il cinema è sicuramente più frequentato ma anche in questo caso, la percentuale è bassa: il 48,9% non ha mai visto un film sul grande schermo nell'ultimo anno, e tra gli over 75 anni la percentuale sale finanche al 90%. A mio avviso, lungi da ogni disfattismo, non si tratta di uno dei tanti problemi italiani; bensì, del principale problema che impedisce a questo paese di crescere. 
Il linguista Tullio De Mauro, in questi anni, con grande dedizione, ha studiato attentamente il fenomeno dell’ignoranza in Italia ed è giunto a queste conclusioni: “Cinque italiani su cento tra i 14 e i 65 anni non sanno distinguere una lettera da un’altra, una cifra dall’altra: sono analfabeti totali. Trentotto su cento lo sanno fare, ma riescono solo a leggere con difficoltà una scritta semplice e a
decifrare qualche cifra. Trentatré superano questa condizione, ma qui si fermano: un testo scritto che riguardi fatti collettivi, di rilievo anche nella vita quotidiana, è oltre la portata delle loro capacità di lettura e scrittura, un grafico con qualche percentuale è un’icona indecifrabile. Tra questi, il 12 per cento dei laureati. Soltanto il 20 per cento della popolazione adulta italiana possiede gli strumenti minimi indispensabili di lettura, scrittura e calcolo necessari per orientarsi in una società contemporanea”.
Sono numeri che spiegano molte cose e sui quali dovremmo operare un sano discernimento. Mi limito a ricordare solo quel che, già da molto tempo, illustri economisti come Luigi Spaventa o Tito Boeri hanno spiegato: il grave analfabetismo strumentale e funzionale incide negativamente sulle capacità produttive del Paese e, a loro avviso, è responsabile del grave ristagno economico che affligge l’Italia dai primi anni novanta. La posta in gioco è alta perché, come affermava il grande Leonardo da Vinci, "Chi nega la ragion delle cose, pubblica la sua ignoranza".
Autore: Giulio Albanese

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